Mariano Mangano opera come Key Account Manager (KAM) presso Business Partner di Fastweb e di Medielettra. Presso Business Partner di Fastweb le sue attività principali sono: la progettazione di reti geografiche vpn, i collegamenti dedicati anche in fibra ottica, la fonia voip, il cloud su data center tier IV e l'archiviazione documentale sostitutiva. Come Commerciale dell'azienda Medielettra di Angelo Badalamenti & C. S.A.S. si occupa principalmente del settore dei Grandi Clienti.
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martedì 28 aprile 2020
Google Watchlist
Google sta aggiungendo Watchlist una nuova funzione di ricerca che ci aiuterà a tenere traccia di tutti i programmi TV e i film da guardare durante queste lunghe settimane a casa. La società aveva già offerto consigli personalizzati su TV e film con un aggiornamento pubblicato lo scorso autunno. Realizzare una lista personalizzata con le nostre scelte migliori è l'ovvio passo successivo.
Per iniziare, gli utenti di dispositivi mobili possono prima cercare "cosa guardare" per ottenere i suggerimenti di Google. Sono organizzati in cima ai risultati della ricerca e possono essere filtrati per tipo (spettacolo o film), in base al contenuto gratuito, per categoria (commedia, azione, documentario, sitcom, adatto ai bambini, ecc.) e per servizio (Netflix, Disney+, ecc.). Google offre inoltre un'esperienza di valutazione in cui allenare i suoi algoritmi su quale tipo di contenuto ci piace e quale no.
Per qualsiasi film o spettacolo che si desidera aggiungere all'elenco, basterà toccare semplicemente "Elenco" nella finestra di anteprima. Si potrà anche toccare la voce "Visto" se è qualcosa che abbiamo già visto. La nuova Watchlist è disponibile come seconda scheda nella parte superiore della sezione "Cosa guardare" e può essere consultata ogni volta che si cerca qualcosa da acquistare, noleggiare o trasmettere in streaming. È possibile anche cercare "la mia lista" su Google o toccare "Collezioni" dall'app Google per accedere più rapidamente al nostro elenco.
Al momento del lancio, Google aveva affermato che la funzione TV e film era stata progettata per favorire il più grande obiettivo dell'azienda di aiutare a connettere le persone con le informazioni di cui avevano bisogno: non offriva i dati agli inserzionisti. Ma inserendo una funzionalità regolarmente utilizzata come questa in Google, gli utenti trascorreranno più tempo sulla piattaforma di ricerca, il che aiuta le attività di Google.
Sebbene comunque questa versione di Google del concetto di watchlist potrebbe risultare utile per gli utenti più occasionali, una serie di app mobile dedicate offrono un'esperienza ampliata e, a volte, consigli più precisi. La nuova funzione di Google Watchlist è una delle numerose novità lanciate oggi dall'azienda e focalizzate sull'intrattenimento.
Sui dispositivi Android TV, ha anche aggiunto tre nuove righe della schermata principale di YouTube, tra cui COVID-19 News, Stay Home #WithMe e film gratuiti. Android TV ha anche guadagnato un maggior numero di raccolte da Google Play, mentre le app di streaming sono ora organizzate in una sola fila intitolata "Streaming degli spettacoli e dei film che ami".
Inoltre, su Google Play, la società ha recentemente introdotto una raccolta di offerte speciali su app per film, TV e fumetti. Ci sono anche offerte per il servizio di streaming di giochi Google Stadia e il servizio di abbonamento Google Play Pass. La funzione Google Watchlist è ora disponibile sui dispositivi mobili.
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martedì 19 dicembre 2017
Net neutrality
La Federal Communications
Commission (Fcc), l’authority americana per le telecomunicazioni, ha votato la
misura sulla cosiddetta “net neutrality” che modificherà le regole cui si
devono attenersi i provider di internet e che modificherà in maniera profonda
l’internet così come l’abbiamo conosciuto finora.
Mettiamo subito in chiaro
che a cambiare saranno solo le disposizioni negli Stati Uniti dal momento che
questo tipo di regole sono nazionali e che quindi l’Europa, e l’Italia, non
sono coinvolte. Ma è altrettanto evidente che, se il vento cambia negli Usa, il
dibattito si allargherà al resto del mondo. Già in Europa c’è qualche accenno
di voler forzare la situazione. E il business chiederà di poter godere delle
opportunità che si aprono.
Perché la scelta di
rinunciare alle regole precedenti lascia ampia possibilità di manovra per le
società di telecomunicazione, i fornitori di internet, di diversificare il
traffico frammentando l’offerta sul modello delle tv a pagamento, rendendo
alcuni contenuti prioritari a pagamento. Cerchiamo di capirci meglio.
Cos’è la net neutrality?
La “neutralità della
rete” è l’internet come siamo abituati a usarlo oggi, dove tutte le
informazioni, che siano messaggi, foto, video o file musicali, vengono trattate
allo stesso modo: a nessun fornitore di servizi può essere garantita una
velocità maggiore per arrivare all’utente finale: Netflix, Spotify e Youtube
hanno la stessa velocità di qualsiasi altro servizio. L’idea di fondo è che
internet non segue i principi del denaro ma dell’originalità dell’idea e della
qualità del contenuto. Senza la net neutrality, si apre la strada al dominio
delle società, in particolare dei fornitori di contenuto, disposte a pagare per
avere la priorità per i propri contenuti.
Cosa è successo?
A Dicembre 2017 si è
riunita la Fcc per votare su un ordine del giorno che mira a cancellare le
modifiche approvate sotto la presidenza di Barack Obama, le quali avevano
imposto l’obbligo di non violare la net neutrality. Oggi la maggioranza è in
mano all’attuale presidente, il repubblicano Donald Trump, – sempre in misura
di tre membri contro due – e il provvedimento è stato approvato. Con la
conseguenza che sarà eliminato qualsiasi tipo di regolamentazione per le
compagnie tlc, quelle che forniscono banda e accesso.
Tra l’altro il presidente
della Fcc scelto da Trump, Ajit Pai, viene dal mondo delle tlc, avendo seguito
l’ufficio legale di Verizon. Fin dal suo insediamento Pai ha ribadito che la
regolamentazione imposta ai tempi di Obama hanno avuto l’effetto di deprimere
gli investimenti nel settore, anche se i dati non segnalano una caduta. Nel
corso della riunione, difendendo la sua proposta il presidente ha ribadito che
le norme sulla net neutrality hanno frenato l’espansione e l’innovazione e che
la liberalizzazione permetterà di far avanzare il business, senza che questo
comporti “la morte di internet” o “la fine della democrazia”.
Cosa potrebbe cambiare?
Con la fine della
neutralità saranno i contenuti a pagamento ad avere la meglio: per avere
Netflix, oltre all’abbonamento, bisognerà pagare una quota supplementare al
provider internet (in Italia sarebbero Tim, Vodafone o Fastweb, per esempio)
per avere una qualità sufficiente per vedere il film. In assenza di regole che
garantiscano la net neutrality, il flusso dei dati e dei file su internet sarà
deciso dalla contrattazione tra i big dei contenuti e i big delle tlc,
trasferendo ovviamente i costi sull’utente finale. Con il risultato secondario,
ma non per questo meno rilevante, di tarpare le ali all’innovazione sul web.
Se i fornitori di
internet saranno liberi di fare quello che vogliono, senza alcuna regola, con
ogni probabilità non passerà molto tempo che andranno a chiedere soldi ai
produttori di contenuti, da Netflix a Youtube ma anche a Google e Facebook, per
cercare di portare più traffico sulle loro piattaforme. In effetti i big dei
contenuti non sono del tutto contrari perché hanno liquidità sufficiente per
pagare “corsie preferenziali” sul web che garantiscano di mettere in un angolo
i concorrenti meno ricchi. Ma senz’altro i grandi vincitore di questo
provvedimento sono i colossi delle tlc: in Usa parliamo di AT&T, Verizon e
Comcast.
Chi perde?
A perdere saranno soprattutto
gli utenti normali, come noi. Probabilmente non succederà dalla sera alla mattina,
ma negli Stati Uniti i provider di banda larga inizieranno a limitare o
rallentare quello che si può vedere sul web, presentando offerte per garantirci
di poter vedere i siti e fruire dei servizi che normalmente utilizziamo. A
soffrire saranno anche le società internet più piccole, quelle che non
riusciranno a garantire un adeguato compenso per il traffico e, soprattutto, le
startup che non potranno sperimentare nuovi servizi in rete, allo stesso modo
in cui avevano fatto, a suo tempo, Google, Facebook e Netflix.
Cosa succederà?
Di fatto con questa
votazione la Fcc rinuncia ai propri poteri regolatori su internet, abdicando in
favore del mercato. In seguito alla decisione odierna è probabile che la
Federal Communication Commission sia oggetto di
una serie di cause legali – già l’attorney general di New York ha
annunciato un’iniziativa a nome di diversi stati – che rimprovereranno
all’authority di aver rinunciato a quello che è scritto nel proprio mandato
istituzionale. E il risultato non è del tutto scontato.
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venerdì 18 marzo 2016
Anche a Febbraio Fastweb risulta il miglior Internet provider in Italia secondo Netflix
L'azienda continua a sbaragliare la concorrenza classificandosi al primo
posto dei migliori fornitori di accesso alla rete anche a febbraio.
Fastweb è il migliore Internet provider in Italia. Lo ha
stabilito Netflix, il
più grande network di Internet Tv al mondo che conta oltre 69 milioni di
abbonati. A dicembre 2015 Netflix aveva pubblicato per la prima volta la
classisifica italiana dei fornitori di accesso a Internet.
Al primo posto si
era classificata Fastweb con 3,59 Mbps,
seguita da Telecom e Wind, Tiscali e Vodafone.
La leadership è stata mantenuta nei mesi successivi e anche per il mese di
febbraio i dati confermano Fastweb al primo posto con 3,34 Mbps, seguita da Tiscali, Telecom, Vodafone e Wind.
L'ISP Speed
Index di Netflix misura la velocità media fruita dai suoi clienti
quando guardano i contenuti in streaming nell'orario di picco (prime time). Il Netflix Index non misura dunque la
massima velocità della rete. Una migliore performance del Netflix ISP Index si
traduce in migliore qualità delle immagini e inizi di programmi più rapidi.
Il risultato è il frutto del piano di investimenti in fibra che Fastweb ha intrapreso nel
2013 e che ha portato la banda ultralarga a circa 6,2 milioni di famiglie
in Italia, che diventeranno 7,5 milioni entro la fine del 2016, con tecnologia Fiber to the Cabinet e Fiber to the Home.
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