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lunedì 24 maggio 2021

Censura Internet in Cina

Negli ultimi anni sono aumentate le proposte e i progetti per instaurare una maggior censura internet con un più alto controllo governativo sulla rete. Dalle proposte di verificare la maggiore età dell’utente su un sito tramite identificativo d’identità o bancario, sino all’uso dei controlli ActiveX (file con specifiche funzioni che si integrano con programmi e siti per attivare funzionalità per accedere ai siti governativi.


L’imposizione di un controllo su internet dunque non è una novità e misure anche più radicali, come l’interruzione, sono state già prese in passato. 

Le ragioni sono ovvie: controllare internet significa controllare il flusso di informazioni e stabilire ciò che viene letto e cosa no, influenzandone anche la velocità (misurabile con uno speed test)
 
In quest’ottica si inserisce il New IP pensato dal governo cinese per imporre un controllo ancor più stretto sulla rete nel territorio cinese tramite un monitoraggio in entrata di nuova concezione.
 
L’IP (o Internet Protocol) è un numero che identifica univocamente un dispositivo (detto host) collegato alla rete informatica. Si tratta di informazioni univoche che rientrano appieno nel concetto di privacy e quindi pienamente tutelate dal GDPR.


Il “New IP” cinese
Si articola principalmente su 3 punti:

  1. Identificazione univoca: ogni persona sarà collegata all’indirizzo IP anziché ogni dispositivo, rendendo così la persona associata ad un indirizzo permanente.
  2. Condizionalità della visibilità e dell’accesso ai contenuti: vedere determinati contenuti e avervi accesso è collegato ad un requisito, ossia il credito sociale.
  3. Centralizzazione totale della rete: unificare il credito sociale e la propria rete internet in un unico sistema su scala nazionale che integri tutta la sorveglianza in un’unica struttura.

Questi tre punti si articolano attorno al concetto chiave di credito sociale (noto come anche “social score”) su cui il governo cinese ha basato tutto il nuovo protocollo di controllo della rete.
 
Il credito sociale è un sistema di classificazione che valuta:
1) La reputazione sociale di un cittadino
2) L’affidabilità politica delle persone
3) La reputazione aziendale

Iniziato su scala locale nel 2009, il sistema è stato lanciato su scala regionale dal 2018 integrandosi al sistema di sorveglianza basato su milioni di videocamera, IA per il riconoscimento facciale e analisi big data.

Anche se le informazioni sono lacunose, si può osservarne lo sviluppo in base ai documenti burocratici pubblicati in merito. La mappa mostra lo stato di avanzamento dell’implementazione tra le varie province cinesi:


 

Che cos’è il New IP cinese
Secondo uno studio Huawei (potete trovarlo qui), nel 2035 oltre un bilione (cioè mille miliardi) di dispositivi elettronici saranno connessi ad internet sull’onda di una digitalizzazione di massa che coinvolgerà nuove industrie e nuove modalità di connessione e di lavoro. Ad esempio, si prevedono industrie manifatturiere basate sulla realtà aumentata.
 
Il bisogno di una tale connettività con le necessità di privacy e sicurezza che inevitabilmente un tale interconnessione comporta, costituiscono una sfida non semplice. Il New IP permetterebbe di soddisfare la domanda di connessione e allo stesso tempo offrirebbe flessibilità, sicurezza e privacy, secondo i teorici cinesi.
 
Si tratterebbe di un nuovo redesign di internet per creare una cosiddetta sicurezza intrinseca nel web imponendo la registrazione dell’utente individuale. La proposta di Huawei è quindi una nuova architettura internet per connettere network eterogenei e sistemi in un’unica rete.
 
Censura internet: Le conseguenze?
La proposta e la pianificazione tecnica di questo nuovo protocollo dimostrano che i mezzi per creare un letterale stato di sorveglianza esistono già e che, quando c’è la volontà,  il passo successivo è l’implementazione.
 
Le regole europee come il GDPR vanno nel senso diametralmente opposto, considerando l’IP un dato personale che va protetto.  Anche in Occidente non sono mancati tentativi di far passare limitazioni all’accesso ai contenuti o visibilità previa identificazione.
 
Si pensi quindi all’identificazione con carta bancaria per avere accesso ad internet non filtrato come avvenuto nel Regno Unito o con documento d’identità per  contenuti a luci rosse in Francia.
 
È quindi importante rimanere vigili e non illudersi che la lontananza sia un deterrente efficace. La censura dell’accesso alla rete, la condizionalità e la sorveglianza di massa sono in antitesi con la neutralità della rete e la libertà d’informazione.


Fonte: https://internet-casa.com/news/censura-internet-cina/

 

martedì 3 dicembre 2019

Accordo Polizia di Stato e Fastweb


Il 22 Novembre è stato siglato a Roma l'accordo tra la Polizia di Stato e Fastweb SpA per la tutela delle reti e dei sistemi informativi della società identificate di interesse nazionale per le funzioni istituzionali di enti pubblici e privati operanti nei settori strategici per il Paese.

La convenzione, firmata dal Capo della Polizia - Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Franco Gabrielli e da Alberto Calcagno, Amministratore Delegato di Fastweb, è finalizzata a sviluppare una collaborazione strutturata tra la Polizia di Stato e Fastweb per l'adozione di strategie sempre più efficaci in materia di prevenzione e contrasto al cybercrime.

Tra le iniziative di collaborazione dell'accordo rientrano la condivisione costante e l'analisi delle informazioni per la prevenzione degli attacchi, lo scambio di segnalazioni relative a vulnerabilità e incidenti finalizzate all'individuazione dell'origine delle minacce contro infrastrutture critiche nonché di rapporti finalizzati al monitoraggio e allo studio dell'evoluzione della criminalità informatica.
Fastweb, con 2,6 milioni di clienti su rete fissa e 1,7 milioni su rete mobile, è uno dei principali operatori di telecomunicazione in Italia. L'azienda, attraverso l'infrastruttura di rete nazionale in fibra ottica e i suoi sistemi informatici, offre una vasta gamma di servizi voce e dati, fissi e mobili, a famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni locali e centrali.  

La tutela di clienti e infrastrutture, che richiede l'intervento di tutti gli attori coinvolti nella sicurezza cibernetica, rende necessaria dunque una stringente condivisione informativa che si pone, oramai, quale strumento essenziale per rispondere con tempestività ed efficacia alla minaccia informatica, sempre più insidiosa e pericolosa, e per intensificare le attività di prevenzione e di analisi dei rischi.
Per la Polizia di Stato tale compito viene assicurato dal Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni che da anni si occupa della tutela delle reti informatiche di realtà, sia pubbliche che private, di rilievo nazionale e di importanza strategica per il paese.

Fastweb invece, oltre a mettere a disposizione un centro di competenza dedicato alla progettazione di soluzioni di IT Security, è dotata di un Security Operations Center dedicato esclusivamente alla gestione dei servizi di sicurezza per le amministrazioni pubbliche e le aziende, attivo 24 ore su 24 per respingere attacchi e prevenire minacce. Un polo di eccellenza nel quale confluiscono le competenze e le tecnologie più avanzate con l'obiettivo di fornire i più elevati livelli di protezione informatica alle migliaia di piattaforme e collegamenti telematici che Fastweb fornisce a istituzioni e aziende clienti.

Alla firma della convenzione erano, inoltre, presenti per il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, il Direttore Centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria, delle Comunicazioni e per i Reparti Speciali della Polizia di Stato Armando Forgione e il Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, Nunzia Ciardi. Per Fastweb, Sergio Scalpelli, Direttore delle relazioni esterne e istituzionali, Luca Merzi, security & real estate Officer, e Giuseppe Putrino, Head of authority operations.